Uno dei tanti volti della Mafia

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Poco tempo fa ho letto il libro del giornalista Roberto Mistretta Giudici di frontiera, un libro inchiesta che intervista 6 giudici (Giovanbattista Tona, Sergio Lari, Antonino Patti, Domenico Gozzo, Onelio Dodero e Ottavio Sferlazza) che analizzano e fanno l’attuale resoconto della realtà criminale-mafiosa nel nisseno. Il libro e soprattutto le parole dei giudici mi hanno colpito molto perché aprono gli occhi su quel mondo sommerso, ma non troppo, che danneggia, offende e deturpa moralmente la provincia di Caltanissetta – provincia in cui vivo. Ma un altro aspetto che mi ha sensibilmente toccato è il valore ritrovato di parole come legalità, giustizia, lotta, difesa civile, onestà, parole che altrove vengono troppo spesso usate a sproposito e abusate senza umiltà, ma nel libro hanno un significato forte, sincero e concreto. Inoltre, leggendolo non posso negare d’aver fatto delle personalissime riflessioni per quanto riguarda la realtà in cui vivo.

Mi sono chiesto che posso fare io per contribuire in questa lotta, e una delle tante cose è scrivere ciò che percepisco e sento dentro di me, anche se non sono un esperto di questo infamante fenomeno.

Ebbene, vorrei stilare un’immagine riluttante del criminale mafioso che circonda molti territori (non solo siciliani). Il cliché del mafioso carismatico in stile don Vito Corleone de Il padrino ormai è fortemente scaduto ed si è estinto come un fuoco fatuo, ma è emerso un profilo che oltre che offendere per la sua violenza fine a se stessa insulta pure per il suo essere stesso.

Mi spiego meglio. Oggi il mafioso medio (lasciatemi passare questa definizione) è rozzo, volgare, estremamente e fortemente ignorante, privo di ogni sensibilità umana, fuori dai canoni assoluti della civiltà, fortemente stupido che non sa parlare, ma solo esprimersi con la minaccia grossolana per farsi capire. Capite bene che se non si riesce a fermare un basso elemento del genere è solo perché non è un singolo caso; ma l’offesa per la civiltà sociale è maggiore proprio perché questi elementi, più simili alle bestie che alle persone, detengono un potere bruto a cui le persone civili, che non sono capaci giustamente di far uso della violenza, non sanno scrollarsi di dosso anche perché non sarebbero capaci d’agire illecitamente. Quindi il bruto senza leggi riesce a vessare l’Uomo civile per un dislivello di forma mentis e di indole che spinge il primo ad agire come una bestia assetata di sangue, e il secondo a fare un passo indietro per non immischiarsi troppo con i mafiosi. Salvo che l’Uomo civile non cada nella trappola dei favori-sabbie-mobili del mafioso, ma qui entreremmo in un altro campo forse anche più antico di quello che stiamo trattando.

Il mafioso medio, spesso abituato a convivere con bestie diventa esso stesso bestia e segue solo le leggi animali del più forte fisicamente, della violenza sul buono e giusto, e spesso è volgarmente vanitoso perché si esalta per suo vile operato; è altezzoso e vede come minaccia qualsiasi cosa che non sia, formalmente presente nella gerarchia interna, al di sopra di lui: praticamente qualsiasi figura che riesca a pensare con la propria testa. Questo criminale non è abituato al cambiamento (forte tallone di Achille su cui vorrei attirare l’attenzione), e pertanto non percepisce che potrebbe essere sconfitto con metodi innovativi che non sono alla sua portata mentale, e non parlo alle plateali proteste di piazza, ma mi riferisco semplicemente ad un fattore educativo che porterebbe ad allontanare, isolare elementi del genere che tutti conosciamo, Stato compreso. Quando uno, dieci, cento persone ignoreranno un criminale, ma attenzione, condanneranno sempre il suo operato criminale e sensibilizzanno il resto dell’opinione pubblica, questa semplice azione potrebbe aiutare, ovviamente in parte, chi lotta e cerca di sconfiggere la mafia. Poiché questa è la mafia visibile.

Basterebbe anche solo togliere il saluto a quel basso, rozzo e volgare mafiosotto locale per fargli capire da che parte si sta e che le cose stanno cambiando. E non dovremmo aver paura di farlo o di essere e sentirci “troppo piccoli” perché il piccolo Davide, simbolo di onestà, furbizia e rettezza, riuscì a sconfiggere il grande Golia, simbolo di volgarità, violenza e stupidità.

Jim Tatano

mafia 2

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