Così ho parlato di don Pino Puglisi

pino puglisiNel mese di agosto, esattamente il 7 (la data ha una particolare coincidenza che poi spiegherò), io insieme al sindaco e al parroco del mio Comune e una mia collega abbiamo avuto l’occasione di presentare il libro Il miracolo di don Puglisi (edizioniAnordest) del giornalista e amico mussomelese Roberto Mistretta, il quale con questo libro e con il suo Giudici di frontiera ha confermato il suo impegno sociale puntando la luce su temi spesso dimenticati dalle cronache; oltre ad essere un poliedrico scrittore, infatti Mistretta è autore di gialli, romanzi per ragazzi e noir di successo. Il libro su don Puglisi al suo interno ha una presentazione di Rosario Crocetta, una prefazione di Sonia Alfano e una postfazione del giudice antimafia Giovanbattista Tona, inoltre è stato presentato pure a Uno Mattina il programma su Rai1: che dire, niente male, no?

Quando mi è stato proposto di presentare il libro, che fino a quel momento non avevo letto, ho accettato con grande entusiasmo per diversi motivi: il primo, perché stimo Mistretta; il secondo, perché mi si offriva l’occasione di parlare pubblicamente di temi importantissimi e, infine, ma non per secondaria importanza, perché avrei avuto l’occasione di parlare di don Puglisi. A meno di una settimana dall’appuntamento ho iniziato a leggere Il miracolo di don Puglisi e come spesso accade ai Lettori, è inevitabile il confronto tra ciò che si legge e chi legge, voglio dire, mi sono confrontato con le due figure protagoniste di questo volume, ovvero il testimone di giustizia Giuseppe Carini (che nel libro racconta di sé e di come 3P l’ha salvato dalla malavita: ecco il miracolo del titolo) e ovviamente Padre Pino Puglisi. Per tutto il tempo della lettura due frasi mi ronzavano nella mente: “La verità vi renderà liberi” (Giovanni 8:32) e il proverbio “goccia a goccia si incava la pietra”; un versetto del vangelo rivolto al laico Carini, e un proverbio (laico) rivolto al prete di Brancaccio – alla mente piace giocare, si sa.

L’esperienza di Giuseppe Carini contraddice non poco il versetto, nel suo caso l’adattamento suonerebbe così: la verità vi renderà abbandonati! Abbandonati a voi stessi, all’oblio, in un non precisato limbo statale, e ancora peggio, abbandonati dallo Stato. Il proverbio, invece, calza a pennello con il modo d’agire di Pino Puglisi che con piccoli passi ha raggiunto grandi distanze e grandissimi obiettivi contro la mafia, insegnando così, a chi come me è venuto dopo e che allora era troppo piccolo per capire pienamente, cosa era ed è la mafia. Pino Puglisi come una goccia insistente è riuscito a penetrare e a far paura alla mafia, un altro Davide contro un altro Golia. Il resto è storia, è terribile cronaca, ma le pagine del libro di Mistretta sapranno mettervi faccia a faccia con la realtà e con Padre Puglisi. Non aggiungo altro perché vi invito a leggerlo.

Arriva la data della presentazione, vi avevo promesso una coincidenza, ed eccola qua: il 7 agosto è san Gaetano, nonché santo patrono di Brancaccio dove officiava Pino Puglisi. Se questo è un segno io non so dirlo, ma è sicuramente una coincidenza molto particolare e piacevole per ricordare un Eroe moderno. Non voglio parlare delle mancanze dello Stato nei confronti dei testimoni di giustizia, non voglio nemmeno parlare della mancanza della Chiesa nel non essersi costituita parte civile dopo l’omicidio di un suo figlio. E guardando il calendario vedo che sono passati esattamente 20 anni dal suo vile assassino, a breve 3P avrebbe compiuto 76 anni d’età, e lanciando a lui un modesto pensiero di rispetto mi limito a dire che è importante avere dei buoni esempi, ed è importantissimo farsi buon esempio per chi ci circonda, e allo stesso modo come lui ha fatto con noi, noi dovremmo con chi ci accompagna in quel breve cammino che è la vita.

© Jim Tatano

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