Settant’anni dalla Strage di Villalba. Una pagina buia della Storia scritta dalla mafia (parte I)

piazza (1)Una data storica ha portato il nome di Villalba alla ribalta delle cronache mondiali, dandogli una cattiva luce, quella data è il 16 settembre 1944, nel giorno in cui avvenne la Strage di Villalba.

Villalba ha sempre sentito il bisogno di rendersi viva con il fermento politico, oggi come ieri, acceso, e nel dopoguerra, nell’ondata del cambiamento il piccolo centro nisseno ha recitato la sua parte. Ma quegli anni Villaba era l’ombelico del mondo mafioso perché il suo capo, don Calò, riacquistava potere e prestigio e perfino autorità datagli agli Alleati. Il piccolo paese reagiva, e per dare un segno forte e tangibile lo scrittore Michele Pantaleone invitò l’allora, nonché primo, segretario regionale del PCI Girolamo Li Causi (lo zio Mommo, da poco liberato dal carcere in cui doveva scontare una pena di 21 anni per essere stato antifascista) a tenere un comizio nel covo del nemico, il mafioso e gabellotto Vizzini.

I compagni comunisti villalbesi consapevoli d’essere ostili a Vizzini mandarono degli emissari a chiedere il permesso per fare il comizio, come era consuetudine all’epoca: “Ccù trasi addimanna permessu” dissero. La richiesta fu accolta, ma un solo argomento si doveva tacere, la divisione delle terre, ovvero quella che poi sarebbe stata la Riforma Agraria. Da quel momento la tensione iniziò a salire, per le vie del paese tutti mormoravano con finto disinteresse e malcelata curiosità del comizio che dovevano fare i comunisti. Tutti erano consapevoli con non sarebbe stato un normale comizio, molte erano state le preoccupazioni, i più si guardarono bene di presentarsi il giorno predestinato. Erano arrivate delle avvisaglie per non uscire dal seminato prestabilito, insomma del doman non v’è certezza, ma tutti immaginavano.

Il giorno stabilito fu sabato 16 settembre, e alle 14:30 sotto il sole cocente in piazza Vittorio Emanuele arrivò da Caltanissetta un camion residuato bellico con sopra i comunisti che dovevano parlare e partecipare al comizio, ovvero; il segretario Li Causi, Gino Cardamone, Emanuele Macaluso (attuale intimo amico del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) e altri iscritti al partito, come Boccadutri ecc, circa una quindicina. Il comizio era previsto per le 18:00, ma fu anticipato d’un’ora per via di una funzione religiosa che coincideva allo stesso orario, e prevedeva uno scampanio duraturo; non dobbiamo dimenticare che il parroco era fratello di don Calò e anche dal fronte clericale c’era astio.

Ebbene, il tempo passò, tutto era disposto alla perfezione sugli scalini di un palco don calo vizzini villalba 01naturale difronte la filiale del Banco di Sicilia e il comizio ebbe inizio, don Calò non poteva perderselo e infatti sedeva una decina di metri più a destra del parlatorio, dove era la sede della DC. Il primo a parlare fu Michele Pantaleone con la sua immancabile enfasi, subito dopo passò la parola a Li Causi. Probabilmente segretario iniziò con strategie retoriche tipo la captatio benevolentiae più per rabbonire il boss che la scarsa folla; proseguì genericamente su argomenti astratti riguardanti il lavoro, il lavoro nei campi, lo sfruttamento, l’approfittarsene da parte di qualche grosso gabellotto, fino a scagliare durante uno spettrale silenzio, un fulmine: “…come, ad esempio, il feudo Miccichè.”. Da quelle parole riferite direttamente a Villalba partì l’urlo “Non è vero, è falso!” di don Calò, e dalle parole del boss partì il putiferio. Chi aveva un’arma la tirò fuori e iniziò a sparare, chi verso il cielo, chi verso gli oratori, il fuggi fuggi fu immediato e vennero fatte esplodere delle bombe (con certezza solo una, le altre non furono mai provate con chiarezza). Quattordici persone rimasero ferite da proiettili o dalle schegge della bomba, Li Causi ad una gamba, i restanti erano: Salvatore Alfano, Giovanni Carelli, Pietro Costa, Giuseppe Garofalo, Vincenzo Gattuso, Calogero Geraci, Giuseppe Giglio, Cosimo Gravotta, Vincenzo Immordino, Calogero Nalbone, Salvatore Pillitteri, Calogero Sciortino e Vincenzo Selvaggio. Nessun morto.

La sparatoria ebbe una risonanza mediatica enorme, il mondo conobbe Villalba non per le sue virtù bensì per questo tragico evento, e ne parlarono perfino Radio Londra e Radio Mosca considerando che altrove la Seconda guerra mondiale non era ancora terminata.

girolamo li causiIl potere criminale (ma non solo) si acquista ed esercita con l’altrui ignoranza, la rozza mafia lo sa benissimo e ci tiene che i suoi oppressi non capiscano come operi, nel caso di Villalba si voleva tappare la bocca a Li Causi consapevoli che tutte le orecchie villalbesi in quel momento erano in ascolto anche se non erano in piazza e avrebbero potuto capire la verità della loro misera condizione di sfruttati, poveri e sfruttati. Si spezzeranno mai queste pesanti catene?

Dopo settant’anni, i giovani d’oggi conoscono vagamente questi fatti, inutile tessere ancora elogi alla memoria, basta astrazioni ideologiche, è arrivato il tempo di passare ai fatti e fare chiarezza, capire come è stata vissuta, come è stata raccontata e come domani verrà vista da chi ci porrà le sue domande e i suoi perché.

© Jim Tatano – facebook page

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