Strade dissestate e l’abitudine alla anormalità

Lamentarsi in continuazione può diventare un’abitudine che permette a chi detiene il potere di controllare i lamentatori – semplicemente non dando ascolto al reclamo – e inoltre induce alla rassegnazione facendo diventare il problema una normalità. Prendiamo l’esempio delle strade dissestate.

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Se ovunque è così, allora diventerà una normalità, e chi protesta non lo fa con passione o capacità perché sa con certezza che non verrà ascoltato e il problema non si risolverà mai.

Eppure le strade a qualcosa servono. Sono utili, per natura, alla circolazione dei mezzi, delle merci, delle volontà, delle idee, delle aggregazioni. Quindi permettono a una macchina, a un bus, a un treno di andare da qua a là, permettono ai prodotti di arrivare in tempo e quindi in uno stato salubre, permettono alla volontà delle leggi di arrivare ai cittadino che vivono nelle regioni più sperdute e anche alle nuove idee, tendenze, mode di esserci e far parte della vita di tutti, e far parte di una gruppo di individui ampio che condivide pensieri e azioni.

Tuttavia, se le strade sono dissestare molte di queste cose non avvengono o avvengono con lentezza. Ma non esistono solo le strade come mezzi di comunicazione, ci sono aeroporti, porti, stazioni, e anche il telefono, internet, giornali ecc. che favoriscono scambi di diversa natura.

Però creiamo un caso paradossale, mettiamo che un Principe machiavellico voglia sempre tenere soggiogato il suo popolo e perpetuare il suo potere, il primo consiglio che gli diamo è di avere come regno un’isola, così che il suo popolo non abbia contatti diretti con altri, ma soprattutto lui posso controllare i porti in modo da permettere l’ingresso di tutto quello che vuole, beni di prima necessità, utili oggetti di scambio, ma anche con la sua volontà far finta di non sapere di passaggi di petrolio, oro, armi, droga nelle sue vicinanze e accattivarsi l’amicizia dei cattivi di tutto il mondo, che non si sa mai. Avendo il controllo dei porti, questo gli permettere di tenere buone le strade costiere, e fregarsene altamente delle strade interne perché a lui interessa ciò che arriva nel suo principato, e assolutamente non permettere che tutto possa uscire, ma solo quello che decide lui. Inoltre, le strade interne saranno percorse solo dai suoi sudditi, che abituati a lamentarsi delle pessime condizioni del manto stradale hanno già fatto il callo a tutte le rovine cinquantennali, che tradotto nella visione del Principe significa obbedienza, perché lamentarsi senza agire è soltanto obbedire. Una volta si diceva tradurre il pensiero in azione e ci si rivoltava, ora dovremmo prima tradurre il mugugno in pensiero, e poi il pensiero in azione…

Dunque disservizio e obbedienza alla volontà del principe, ma non solo. Essendo le strade interne malridotte si impedisce lo scambio di merci, di idee e soprattutto del malcontento dei sudditi del principato che non potranno mai diventare un gigante unico, unito e risoluto ad abbattere il Principe, non avranno le idee ben chiare per farlo, ne la capacità, e qualora l’avessero il loro intervento sarebbe nullo perché al Principe interessa solo ciò che permette la circolazione dei suoi interessi, che forse nemmeno avvengono nel suo principato.

Quindi tante proteste fatte si sono verificate inefficaci perché non hanno scalfito l’interesse del principato, anzi spesso hanno pure bloccato quelle stesse strade dissestate che sono una delle cause del loro disagio, creando ulteriore disagio a gente che come loro va a lavorare, ovvero a loro stessi.

E così il principato è al sicuro, la gente è sempre sotto controllo e le condizioni volontarie di degrado diventano folkloristica normalità.

Jim Tatano

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1 commento su “Strade dissestate e l’abitudine alla anormalità”

  1. Se vuoi riparare una strada comunale o provinciale, devi trovare qualche soldo. Cioè devi tagliare qualche altra spesa. Io comincerei con una bella sfoltita a quelle corbellerie che chiamiamo “grandi opere”; ma è solo un parere personale.

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