C’erano una volta i bordelli… in letteratura

I tempi cambiano, saremo banali a dirlo, e lo fanno rapidamente, stravolgendo usi e costumi, e tra questi anche il rapporto con il sesso è cambiato. Non vogliamo parlare di come oggi la società viva la sessualità, bensì di una scomparsa, quella di un filone letterario legato alle esperienze sessuali nei bordelli, quando ancora erano legali.

Inside-a-19th-Century-Paris-BordelloL’età d’oro – I lupanari sono sempre esistiti, nell’antico impero romano, nella sola Roma ne esistevano più di 500 (faccia riflettere questo dato unito al fatto che i mariti potevano vedere le mogli nude sono con una forte oscurità), al di là di questa curiosità imperiale, le case di tolleranza ebbero riconoscimento di legalità a partire dal 15 febbraio (il giorno dopo san Valentino!) 1860 per regio decreto emanato da Camillo Benso conte di Cavour e al seguito della legge tutta una serie di regole igieniche per salvaguardare la salute popolare e dei militari, categoria quest’ultima che ha fatto la fortuna di tanti bordelli. Ma dopo quasi un secolo di onorato servizio arrivò la legge Merlin. Il 20 settembre del 1958 con 385 voti favorevoli e 115 contrari vennero in un sol colpo chiuse 687 case “chiuse”, è il caso di dirlo. La legge portava il nome della parlamentare socialista Angelina “Lina” Merlin che dopo una dura campagna contro le case d’appuntamento riusci a far approvare la legge contro leggendarie lenzuola che avrebbero potuto raccontare gesta erotiche ormai dimenticate. Se volte farvi qualche risata in merito consigliamo il divertente pamphlet Addio, Wanda! di Indro Montanelli. Dopo la legge molti continuarono clandestinamente la loro attività, e l’ultimo bordello clandestino sarebbe stato chiuso negli anni ’90 a Catania e appartenente ad una cosca mafiosa. Alcuni bordelli resero famose la vie dove erano ubicati, ad esempio a Torino era ben nota la via Calandra che veniva nominata con malizia o disgusto a seconda dei gusti etici.

La vita nel Casino – Le ragazze vivevano all’interno delle Case di piacere, faceva vita sedentaria e un po’ noiosa di giorno, di notte largo all’immaginazione dei lettori… Venivano cambiate a rotazione ogni 15 giorni, portavano nomi d’arte che avevano assonanze esotiche come Melissa, Jessica, Samantha, Iris, Wanda; nomi che ispiravano più trasgressione come La Lupa, La Cavalla; oppure sottolineavano una certa provenienza estera tipo Ingrid, o La Tedesca, L’Inglesina. Esisteva un “menù” che comprendeva delle tariffe più o meno accessibili e servizi tipo: una Semplice, una Doppia, un Quart d’ora, una Mezz’ora, riduzioni per militari, e “prezzi a convenirsi” per altri tipi di servizi. Erano frequentato principalmente da uomini sposati, sì sposati (questione di tabù), militari, anziani e maschi di “primo pelo” per scoprire quel regno nascosto che aveva come capitale il corpo accessibile e sensuale della donna.

Luoghi per intellettuali – Di case d’appuntamento in tutta Europa non ne sono mai mancate, ma forse le più famose sono quelle francesi dell’800 complici i molti letterari e i pittori che ne hanno cantato e dipinto protagoniste e clienti. I nomi illustri che ne hanno narrato (e frequentato): Zola, Balzac, Maupassant, Dostoevskij, Tolstoj, Picasso, van Gogh, Dumas figlio. La leggenda vuole che alla morte di Victor Hugo le gentili filles-de-joie dei bordelli di tutta Parigi abbiano lavorato gratis tutta la notte per l’afflizione e l’amore verso il grandissimo scrittore. In casa nostra nei bordelli si consumavano piacevoli scherzi, tra pittori e intellettuali, così ci racconta Pietrangelo Buttafuoco nel libro Il mio Longanesi (Longanesi, 2016): «Capobanda di una masnada, Longanesi accoglie Giorgio Morandi nella cerchia. Riesce a fargli credere di averlo portato a cena in casa di una nobildonna, circondata da nipotine, desiderosa di conoscere nature morte con bottiglia, e il pittore non capisce di trovarsi in una casa di malaffare, in via dell’Orso, con la tenutaria e le ragazze del casino per l’occasione generose dispensiere di ammirazioni per l’arte figurativa e lo sperimentalismo al chiuso di una stanza.»

Camilleri, l’ultimo cantore dei bordelli – Dopo la chiusura, sia in Italia che all’estero, è pian piano scomparso un filone di racconti e aneddoti letterari ambientati nei bordelli, ovviamente perché non appartengono più alla nostra società, o si sono evoluti in altre forme. Per capirne qualcosa possiamo visionare qualche scena dei film di Tinto Brass, o andare a spolverare romanzi ormai antichi anche d’autori italiani come Pitigrilli, per fare un solo nome. Ma, qualche anno fa, precisamente nel 2006, per Mondadori è stato pubblicato un divertente romanzo del un grande autore siciliano, Andrea Camilleri, che ci ha fatto rivivere tra i forti profumi di colonia e pure scene di sfiorata pruriginosa avventura la vita di un bordello che esisteva durante la sua giovinezza La Pensione Eva. Luogo di peccaminosa attrattiva, ma dotato anche di un fascino misterioso più puro di quanto si possa immaginare.

Jim Tatano

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