Omaggio a Marianopoli (Monologo)

jim tatano marianopoli[Introduzione]*

Da qualche parte bisogna cominciare. No no, mi sbaglio! In qualche modo si deve cominciare. E gira che ti rigira, la natura delle cose vuole che si cominci dall’inizio.

Uno dei tanti inizi.

Correva l’anno 1831, e da Villalba, precisamente dal Piano della Bacchetta (nome nato proprio in quei giorni), luogo memorabile per eventi storici e – dettaglio inutile – perché secoli dopo lì sarebbe nato uno scrittore di cui è prudente tacere il nome…

Dunque, dicevano, da Villalba partiva un piccolo esercito, al quale si unirono giovani coraggiosi di… Marianopoli! E tutti insieme alla volta di Babbaurra!

I giovani di Villalba e di Marianopoli lottarono con audacia spinti da ideali – allora ancora c’erano – di libertà.

A Babbaurra andò come andò, ma il legame di buon vicinato tra i due paesi rimase. Tant’è che oggi, io che soffio sulla polvere della Storia, lo rinnovo facendo sorgere memorie ormai dimenticate.

Alcuni si potranno chiedere: «Ma come fa a sapere queste cose?»

La risposta sta nella scrittura. Senza la scrittura non c’è memoria,

senza memoria non c’è passato e senza passato… beh, non si esiste. Ma tutto parte dalla scrittura, e così come ci racconta Platone quando il dio egizio Thot fece dono al mondo della scrittura, il faraone si chiese se con quella diabolica invenzione la memoria dell’umanità non avrebbe subito danni.

Ah, che paradosso! Ma così avvenne anche per la musica, quando, dopo secoli e secoli di musica tenuta a memoria, fu inventata la scrittura musicale, e anche quella volta ci fu chi si chiese se il non ricordare la melodia ci avrebbe danneggiato.

Ma giudicate voi, adesso, se è meglio scrivere e cristallizzare o se è meglio ricordare – se si può – a memoria una ricca sinfonia.

[Tema]

Correva l’anno 1848, anno di divertenti sommovimenti, un prete a Villalba guidò i moti rivoluzionari. Era anche un noto e prestigioso insegnante, ma il ‘48 andò come andò, e il sospetto carbonaro, nonché sacerdote, nonché insegnante che rispondeva al nome di Raimondo Longo Garofalo, fu allontanato.

E sapete dove andò a fare il prete, l’insegnante… e il carbonaro?

Nell’amica e vicina Marianopoli! Qui fu perfino fatto arciprete!

Ora qualcuno si chiederà: «Ma come fa sapere queste cose lontane? È per caso un prete? È per caso un insegnante o è forse un carbonaro?…»

Ebbene, lo confesso, mi fu raccontato in gran segreto da un libro. Perché sapete, ci sono libri che raccontano segreti, e molti di essi non sono scritti con parole, ma con note, con note come queste:

[Variazione 1]

Ai libri – come ad ogni nuova invenzione – capitò in sorte quello che oggi capita agli smartphone.

È facile sentenza – tutti ne concordiamo – il dire: «Stanno lì con i cellulari in mano e si rincoglioniscono».

Ma lo ripeto, questo fu detto anche dei libri.

Oggi lo si dice di internet, ieri dei videogiochi, prima della TV, prima ancora della radio, e dei dischi, e dei fumetti, perfino della trottola! La trottola!

E poi anche della musica e così praticamente fu detto per tutto.

Scommetto che sarà stato detto anche della ruota e del fuoco.

Quindi alla fin fine siamo tutti il frutto rincoglionito di una generazione precedente.

Ma esiste anche chi ha detto altro: «Senza musica la vita sarebbe un errore» affermò il filosofo.

«La vera musica, che sa far ridere / e all’improvviso ti aiuta a piangere…» cantò con malinconia un pianista e paroliere.

«La musica è il suono elettrizzato in cui lo spirito vive, pensa e crea» disse il grande compositore.

Dunque la musica è vita, riso, pianto, creazione e pensiero!

Vi par poco?

Così, se quello che ora sentiremo è frutto del rincoglionimento allora abbasso gli intelligentoni.

[Variazione 2]

Vi racconto una curiosità:

Una delle canzoni più famose del jazz è Sing Sing Sing nella versione di Benny Goodman. Ma a renderla celebre fu un siciliano, Louis Prima, di Salaparuta. Interprete anche dell’altrettanto famosa Just a Gigolo «I’m just a gigolo / and everywhere I go…».

Ebbene, la musica di questa canzone fu scritta nel 1929 in Germania da un italiano che si chiamava Leonello “Nello”… Casucci!

Vi è familiare come cognome?

E chissà che un giorno non scopriremo che aveva parenti, magari alla lontana, a Marianopoli!

[Variazione 3]

Vi racconto un’altra curiosità:

Siamo negli Stati Uniti, negli anni del grande Jazz, una donna di origine canadese, Adele Girard, suonatrice d’arpa, appartenente a una famiglia di musicisti, conosce, si innamora e sposa un clarinettista.

Il clarinettista a sua volta ha un fratello che suona la tromba.

La coppia di innamorati forma una band, lei, la bella Adele è la prima suonatrice di arpa nel Jazz, lui, il marito, suona molto bene e medita di scrivere delle canzoni.

Il fratello trombettista intanto bazzica con i grandi del Jazz e raccoglie stima: si chiamava Marty.

Dopo anni tra la 52a strada di New York e locali notturni il marito di Adele inizia a scrivere delle canzoni, una di queste si intitola Don’t Cry, Joe e venne cantata dall’allora famoso Johnny Desmond (al secolo Giovanni Alfredo De Simone) la canzone in classifica si piazzò bene, ma avviene la magia! Quella stessa canzone la rifà un grande, il più grande di tutti, lui, il mito, la leggenda: Frank Sinatra, The Voice.

E il brano così vola al 6° posto della classifica.

Sembra un sogno, anzi no, sembra una bugia, ma è la verità.

I due fratelli si chiamavano Joe e Marty Marsala ed erano originari di un modesto paesino siciliano amico del vostro, la mia dormiente Villalba che ha dato un umile contributo al mondo del Jazz.

[Variazione 4]

Sapete, Beethoven era coltissimo, Mozart invece non aveva grandi nozioni al di fuori della musica, Verdi si vantava di non essere mai entrato in un biblioteca, e Rossini – di cui ne abbiamo ascoltato l’arte – con una penna in mano era più bravo a comporre.

Questo ci dice che conta il mestiere più che il titolo, perché dall’arte del mestiere nascono cose grandiose, e può sempre capitare che si incontrino una musica meravigliosa e parole che fanno pressapoco così:

«Abbracciatevi, moltitudini!

Questo bacio vada al mondo intero.

Fratelli, sopra il cielo stellato

deve abitare un padre affettuoso.

[…] Cercalo sopra il cielo stellato!

Sopra le stelle deve abitare!»

[Variazione 5]

Correva l’anno 2019, era la sera del 10 agosto, forse la Storia non lo ricorderà, ma chi c’era capì che assistette a qualcosa di unico, grazie a una bravissima pianista, il maestro Paola Milazzo, che partita da Riesi andò là (cioè qua) per suonare insieme al caro maestro Emanuele Anzalone – grazie a lui e al suo clarinetto, che ha reso possibile quella serata (cioè questa) di musica e magia.

E da Villalba, un autore, di cui si spera intuirete il nome, ringrazia la splendida Marianopoli!

Grazie!

J.T.

 

*Le parentesi quadre [ ] indicano le parti del brano “Introduzione, Tema e variazioni” di Gioacchino Rossini che si intervallano con il testo.

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